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SALERNO - Cattedrale di san Matteo. La cripta #laculturanonsiferma


cattedrale san matteo 52 la cripta

 

La volta è stata interamente ricoperta di stucchi ed affreschi, distribuiti in trentasei ovali raffiguranti scene dei Vangeli della vita di Gesù dall’Annunciazione a Maria ai miracoli della Vita Pubblica. Nessun riferimento è fatto al ciclo della Passione e della Resurrezione. L’autore dei dipinti è Belisario Corenzio, un pittore di origine greca attivo a Napoli per quasi mezzo secolo, diventando un esponente della cultura tardomanierista partenopea. Il ciclo salernitano, come documentato da diversi pagamenti, si svolge entro il primo decennio del XVII secolo, e si può considerare ultimato entro il 1611. Suoi sono anche i dipinti che decorano la volta dell’abside centrale, dove è illustrato il ciclo del Martirio dei santi Caio, Fortunato ed Anthes, uno spazio molto importante, ricchissimo di storia civile e religiosa della città. Qui, infatti, la Scuola Medica Salernitana celebrava le funzioni religiose. Fin dalle origini del duomo era stata destinata dall’Arcivescovo Alfano I ai tre santi martiri.

La storia illustrata negli affreschi intreccia tre momenti distinti e molto distanti fra di loro, ma tutti riconducibili alla città di Salerno e ai salernitani. I primi riquadri sono riservati al martirio dei santi sotto il proconsole Leonzio, durante la persecuzione dei cristiani volute dall’imperatore Diocleziano, fra cui anche la decapitazione avvenuta con un colpo di mazza sulla testa poggiata sulla lama di un’ascia fissata sul solco di una colonna tortile. Questo particolare ha un rimando nella cappella dove è ben in vista un tronco di colonna a torciglione con un solco centrale. I corpi decapitati dei tre santi abbandonati alle belve affamate furono conservati grazie all’intervento degli angeli in veste di aquile. Il secondo blocco di immagini riporta a sei secolo dopo, quando la città subì l’assedio degli Agareni. Vi è raffigurata la morte del loro capo, Abdilla, che aveva profanato la chiesa dedicata ai santi, e la vittoria dei salernitani con l’assistenza divina. Il terzo blocco di immagini raffigura la traslazione delle reliquie nella Cattedrale di Salerno che Alfano stava costruendo per deporvi anche i resti di San Matteo.

 Nel 1753 la Scuola Medica Salernitana eresse l’altare in commesso marmoreo. Nel 1680 commissionò a Giovanni Domenico Vinaccia, uno dei principali scultori barocchi napoletani, le tre statue in bronzo dei ss. Martiri.

Antonio Braca, Guida illustrata alla Cattedrale di San Matteo, 2018 by Opera edizioni, Salerno

Fotografie di Michele Calocero

 

cattedrale san matteo 52 la cripta 2

 


 

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